martedì 8 agosto 2017

Quando scrivere, a chi scrivere, perché scrivere.


Si parla molto di «scrittura».
Secondo alcuni perché siamo un popolo di scrittori, secondo altri perché sentiamo il bisogno di raccontare, ma soprattutto perché scrivere è parte della nostra formazione scolastica e del nostro percorso di vita.
Un tempo si scrivevano lettere, oggi si mandano messaggi; un tempo si tenevano diari, oggi abbiamo trasformato i social in pagine di diario; un tempo si ricevevano cartoline, oggi usiamo Instagram per mostrare ciò che un tempo arrivava con la posta.
Non esiste più, salvo rare eccezioni, una sfera «intima» e personale.
Dei nostri amici virtuali sappiamo che mestiere fanno, quante volte vanno dal dentista, in quali negozi fanno la spesa, dove vanno a scuola i loro figli e, in casi estremi, se e quante volte litigano con il partner o con la domestica.
Si direbbe quindi che scriviamo più ora di un tempo e che la scrittura sia diventata uno strumento di comunicazione assoluto e alla portata di tutti.
Come ogni cosa, tuttavia, quando troppo inflazionata, perde il suo fascino e il suo potere.
Ce ne accorgiamo dalle «conversazioni» sui social, dall’aggressività e dalla noia di alcuni contenuti, ripetitivi e senza scopo.
Ci sono blog che vengono aggiornati come fossero capitoli di un libro, che si riempiono di storie e luoghi proprio come fosse trame e ambientazioni.
Ecco allora la prima domanda: quando scrivere?
Poiché la modalità usata sui social è quella di un genere autobiografico, gli autori dovrebbero tenere a mente che per raccontare la propria vita, occorre viverne o averne vissuta una originale e interessante.
Per dare una risposta alla seconda domanda: a chi scrivere? occorre fare una riflessione e chiedersi: chi vorremmo che leggesse ciò che scriviamo?
Un pubblico di lettori?
Il vicino di casa a cui non riusciamo a dire di persona che è un maleducato?
Il figlio con cui non riusciamo a parlare o il marito con il quale non abbiamo più niente da dire a voce?
Come detto nelle lezioni precedenti, sapere e tenere sempre a mente a chi stiamo scrivendo, è un elemento fondamentale.
Occorre usare il linguaggio giusto, ma soprattutto rendere il contenuto di quanto scriviamo accessibile al lettore senza mai perdere di vista il genere (letterario) scelto per farlo.
Sul perché scrivere non basterebbero 5-6 lezioni.
Si scrive perché piace rendere oggettivo il soggettivo.
Perché essere soli davanti al foglio (elettronico o di carta) ci mette in comunicazione con la parte migliore o peggiore di noi.
Perché adoriamo, una volta completato il lavoro, metterci alla ricerca di qualcuno a cui piaccia e decida di investire su di noi, pubblicandolo.
Perché scrivere ci fa sentire meglio (basti vedere l’enorme uso che si fa della scrittura in medicina e psicologia).
Perché ci permette di dire quello che altrimenti non diremmo mai. E per mille altre ragioni ancora.  

Esercizio: Io e la scrittura.  
 
 
 
Testi Copyright © 2017 Mariangela Ciceri
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Le immagini Copyright © 2017 Brajda Bruno Gabriele

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