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Il racconto di Patrizia Cancelliere

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  Il potere della penna di Patrizia  Cancelliere   Questo accadde in un paesello del modenese, più di 250 anni fa, a quei tempi non era come oggi, la scuola si apriva solamente a chi aveva da pagarsi il maestro. Il signorotto di quella zona, che governava su quelle terre e sugli abitanti, quando era un bambino, odiava lo studio. Il suo babbo, che era ricco e potente,   fece venire un precettore per insegnargli a leggere, scrivere e far di conto.  Ma il ragazzino, che si chiamava Raniero, era testardo e prepotente e il povero maestro, seppur ben pagato, non riusciva a far entrare nulla nella zucca vuota del suo allievo, nemmeno a suon di bacchettate sulle dita. Raniero, invece, primeggiava in tutti gli sport, amava la caccia, la pesca, andare a cavallo e battersi con gli altri bambini ma di studiare non se ne parlava proprio. L’astuto precettore, però, aveva notato che Raniero era grande amico di Edgardo, il figlio del guardacaccia, che, al contrario, era u...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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Incipit tratto da: "Il trillo insistente del telefono lacerò la quiete di un sonno profondo e l’uomo fu costretto a emergere, dolorosamente, dal suo soffice abbandono, per recuperare il senso della realtà. " Tratto da «E infine una pioggia di diamanti» di Sveva Casati Modigliani Samantha di Telephone di Patrizia Cancelliere   Il trillo insistente del telefono lacerò la quiete di un sonno profondo e l’uomo fu costretto a emergere, dolorosamente, dal suo soffice abbandono, per recuperare il senso della realtà. Aveva lavorato, come al solito, tutta la notte e, perciò, dormiva buona parte della giornata. Recuperava il sonno perduto, perdendo, così, buona parte della sua vita. Se ne rendeva conto e se ne rammaricava ma aveva bisogno di quel lavoro ben pagato perché doveva mantenere se stesso, un gatto grasso gran divoratore di crocchette, passare gli alimenti alla sua ex moglie per il mantenimento della figlia, sostenere economicamente la madre, anziana e vedova e fare qualc...

Il racconto di Gianna Fossati

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  Il potere dei sogni di Gianna Fossati   Il trillo insistente del telefono lacerò la quiete di un sonno profondo e…..fu costretto a emergere dolorosamente dal suo soffice abbandono, per recuperare il senso della realtà. Antonio faticò assai a capire che quel trillo proveniva dal telefono .Era felicemente immerso nel bel mezzo di un battibecco con la Pina, che gli agitava sotto il naso dei mozziconi da lui colpevolmente scaricati nel sottovaso delle violette africane. Niente irritava di più la Pina: non il fumo delle sigarette ,ma il gesto infantile di occultare le cicche vicino ai suoi amati fiori. E mentre annaspava alla ricerca del cellulare, Antonio si chiese cosa ci facesse sua moglie con quella minigonna di pelle che tanti ma tanti anni prima aveva attizzato i suoi sensi giovanili. E i capelli sciolti sulle spalle? Boh, valli a capire i sogni! “Pronto!” mugolò nel telefono. “Papà, la macchina non parte!” gli urlò suo figlio che si ostinava a crederlo completa...

Il racconto di Alessandra Santoboni

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  C’è stato un tempo in cui restare immobile …”salda”... fedele ai suoi sentimenti, alla passione del suo sentire era ciò che riteneva più giusto da fare, certa che quella “fermezza” l’avrebbe ripagata di tanto dolore, ma così non è stato. Quella certezza ha avuto il suo rovescio della medaglia e la vita l’ha portata a intraprendere altre strade, a raggiungere nuove consapevolezze e quella ostinazione ad amare incondizionatamente qualcuno ha ceduto il passo, ha lasciato che il posto dell’amato fosse ora il “SUO” posto. Ha imparato che restare ancorata non salva, lo fa il lasciarsi trasportare, il lasciare che la vita ci abbracci e sollevandoci ci porti a vivere le esperienze che dobbiamo vivere . Solo così, arricchendo la nostra anima di gratitudine per tutto ciò che ci è dato troveremo quella serenità tanto rincorsa. Gloria è in treno quando si sofferma su questo pensiero. E’ su un treno che la riporta per qualche giorno a “casa” e dal finestrino sporco riesce a scorgere le nuvole...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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 I l testo che inizia con l’incipit tratto da “Il rifugiato dell’abbazia” di Peters. Sei stato grande! di Patrizia Cancelliere   Tutto ebbe inizio come hanno sempre inizio le peggiori tempeste, precedute da calma e quiete, tanto effimere quanto illusorie.  Nell’aula il silenzio era assoluto ma gli animi degli studenti della III A del liceo classico erano in subbuglio. Ciascuno contemplava, con sguardo vacuo, dato l’infimo livello di preparazione dell’intera classe, il testo di Plutarco, autore non facile, ciclostilato malamente sul foglio che il professore aveva appena consegnato.  La distribuzione era stata accompagnata da un discorso che riteneva incentivante. Si era rivolto ai ragazzi sottolineando, in primis, la loro ignoranza cosmica, poi ponendo l’accento sul loro pressapochismo culturale e, infine, ricordando che l’esame di maturità era alle porte. Quella versione, aveva spiegato, poteva fare la differenza: era l’ultima possibilità per essere ammessi, se n...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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 Incipit: "La famiglia era riunita nel posto riservato ai visitatori" tratto da Il giorno dell'innocenza di Micheal Connely La vita di Angela di Patrizia Cancelliere   La famiglia era riunita nel posto riservato ai visitatori.   Cara Ada, voglio iniziare questa lettera per te condividendo questa immagine che rimarrà per sempre impressa nei miei occhi: la mia famiglia, così estranea, severa e giudicante, che sedeva ingessata e imbarazzata nella sala del convento. La Madre Superiora, che avrebbe dovuto essere pietosa, teneva, invece, una spietata ramanzina a me che, non accettando di prendere il velo, avevo rinnegato il Signore e gettato il disonore sui miei parenti davanti a tutto il paese. Come sai, Ada cara, non mi è stato concesso di terminare l’anno scolastico e prendere la licenza media.   Sono sparita senza una spiegazione, lasciando te, non solo compagna di scuola ma amica e sorella, senza un saluto e un abbraccio. Quella famiglia che, a sett...

Il racconto di Gianna Fossati

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      MOZART TRA DI NOI   di Gianna Fossati   La famiglia era riunita nel posto riservato ai visitatori ovvero nella sala da pranzo stile Chippendale, orgoglio di mamma, che si apriva solo nelle occasioni particolari: anniversari, ricorrenze, festività. Nelle specchiere delle due credenze che si fronteggiavano, si riflettevano i visi un po’ compunti, forse a disagio, dei presenti. Anna osservandoli pensò a vecchi album di famiglia che immortalavano tutti in pose innaturali. Ovunque aleggiava il profumo di cera che mamma usava per i pavimenti. Sul tavolo un vassoio pronto per il caffè a seguire. Anna si sentiva fuori posto come non mai. Papà aveva insistito ed era stato giocoforza obbedire. Lui stesso aveva sollevato il coperchio della tastiera e passato la mano veloce sui tasti come a togliere una polvere che non c’era, poi aveva avvicinato lo sgabello assicurandosi che fosse esattamente alla sua altezza. Sul divano si erano accomodati i cugini di ...