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Il racconto di Patrizia Cancelliere

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 I l testo che inizia con l’incipit tratto da “Il rifugiato dell’abbazia” di Peters. Sei stato grande! di Patrizia Cancelliere   Tutto ebbe inizio come hanno sempre inizio le peggiori tempeste, precedute da calma e quiete, tanto effimere quanto illusorie.  Nell’aula il silenzio era assoluto ma gli animi degli studenti della III A del liceo classico erano in subbuglio. Ciascuno contemplava, con sguardo vacuo, dato l’infimo livello di preparazione dell’intera classe, il testo di Plutarco, autore non facile, ciclostilato malamente sul foglio che il professore aveva appena consegnato.  La distribuzione era stata accompagnata da un discorso che riteneva incentivante. Si era rivolto ai ragazzi sottolineando, in primis, la loro ignoranza cosmica, poi ponendo l’accento sul loro pressapochismo culturale e, infine, ricordando che l’esame di maturità era alle porte. Quella versione, aveva spiegato, poteva fare la differenza: era l’ultima possibilità per essere ammessi, se n...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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 Incipit: "La famiglia era riunita nel posto riservato ai visitatori" tratto da Il giorno dell'innocenza di Micheal Connely La vita di Angela di Patrizia Cancelliere   La famiglia era riunita nel posto riservato ai visitatori.   Cara Ada, voglio iniziare questa lettera per te condividendo questa immagine che rimarrà per sempre impressa nei miei occhi: la mia famiglia, così estranea, severa e giudicante, che sedeva ingessata e imbarazzata nella sala del convento. La Madre Superiora, che avrebbe dovuto essere pietosa, teneva, invece, una spietata ramanzina a me che, non accettando di prendere il velo, avevo rinnegato il Signore e gettato il disonore sui miei parenti davanti a tutto il paese. Come sai, Ada cara, non mi è stato concesso di terminare l’anno scolastico e prendere la licenza media.   Sono sparita senza una spiegazione, lasciando te, non solo compagna di scuola ma amica e sorella, senza un saluto e un abbraccio. Quella famiglia che, a sett...

Il racconto di Gianna Fossati

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      MOZART TRA DI NOI   di Gianna Fossati   La famiglia era riunita nel posto riservato ai visitatori ovvero nella sala da pranzo stile Chippendale, orgoglio di mamma, che si apriva solo nelle occasioni particolari: anniversari, ricorrenze, festività. Nelle specchiere delle due credenze che si fronteggiavano, si riflettevano i visi un po’ compunti, forse a disagio, dei presenti. Anna osservandoli pensò a vecchi album di famiglia che immortalavano tutti in pose innaturali. Ovunque aleggiava il profumo di cera che mamma usava per i pavimenti. Sul tavolo un vassoio pronto per il caffè a seguire. Anna si sentiva fuori posto come non mai. Papà aveva insistito ed era stato giocoforza obbedire. Lui stesso aveva sollevato il coperchio della tastiera e passato la mano veloce sui tasti come a togliere una polvere che non c’era, poi aveva avvicinato lo sgabello assicurandosi che fosse esattamente alla sua altezza. Sul divano si erano accomodati i cugini di ...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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  I l fiume delle barchette colorate di Patrizia Cancelliere   C'era una leggenda che gravava sul quel posto. Una di quelle che si appiccicano ai luoghi come un odore persistente. La zona fra le due grandi anse veniva chiamata da tutti “il fiume delle barchette colorate”. I vecchi del paese, soprattutto dopo qualche bicchiere di quello buono, giuravano di averle viste. Raccontavano che, trascinata a valle dalla corrente, la lunga collana di barchette di carta multicolori si snodava sull’acqua soprattutto nei roventi pomeriggi estivi quando il sole a picco, la canzone ipnotica delle cicale, le zanzare, l’odore pungente del fiume, intorpidivano i sensi. Appena la si scorgeva, la stranezza di quell’immagine spingeva ad aguzzare la vista e allora i colori si confondevano e si mescolavano ai riflessi sull’acqua, le barchette apparivano, sparivano o, forse non c’erano mai state. E, sempre, in quel momento si alzava un vento caldo che non portava refrigerio ma che, scivolando tra...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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  Domande e risposte di Patrizia Cancelliere Le Breton, Le Breton…, non fu lui a dire che una storia ben ordinata dovrebbe cominciare con la nascita del protagonista? Nel mio caso scordatevelo. Non solo perché non è detto che sia io il protagonista di questa storia ma anche e soprattutto perché ho deciso di parlarvi di mio nonno, una persona che ho conosciuto già vecchia e della quale, com’è abbastanza normale, non sono mai riuscito ad immaginare non solo la venuta al mondo o l’infanzia ma nemmeno la giovinezza. Era un uomo di aspetto imponente, con una criniera leonina di capelli sale e pepe ma una barba ben più chiara, quasi bianca. Incuteva soggezione per lo sguardo serio, severo, col quale scandagliava il mondo e le persone. I suoi occhi neri si addolcivano raramente ma sempre quando si posavano su di me. Non avevo molta confidenza con lui, che era una figura misteriosa nella mia famiglia. Quando ho raggiunto l’età delle domande, questo strano anziano di poche parole che ...

Il racconto di Anna Corti

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  L’ALBUM DELLE FOTOGRAFIE di Anna Corti In quest’era tecnologica parlare di album delle fotografie, intendendo un vero e proprio album con le fotografie incollate, pare anacronistico. Ma io non amo scorrere sul telefonino gli scatti che hanno fermato momenti e persone importanti della mia vita, cioè mi piace rivederli un attimo, ma desidero poterli sfogliare e conservare negli album che racchiudono la vita della mia famiglia, dei miei genitori,   nonni e parenti, il cui ricordo andrebbe perduto. Per questo, ho riordinato gran parte delle foto che riempivano diversi cassetti, scegliendo quelle che mi paiono più rappresentative, cominciando dai bisnonni, raffigurati sulle foto   color osso di seppia ormai ingiallite Credo che i miei nipoti non ne abbiano mai sentito parlare, se non di sfuggita in qualche riunione familiare. Ho quindi scritto su ogni foto i loro nomi ed il grado di parentela, fino praticamente ai giorni nostri, cioè fino alle Comunioni e Cresime d...

Il racconto di Patrizia Cancelliere

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  Il piccolo cuore rosso di Patrizia Cancelliere     L'uomo teneva un binocolo in mano. Cominciò così: con un uomo in piedi sul ciglio della strada, sopra un'altura che dominava un paesino, (...) in una notte di inverno.     Da quella notte, ogni notte, lui, la personificazione dell’ossessione, tornava lì, nello stesso posto e alla stessa ora. Con pazienza, attendeva che le finestre si illuminassero. Aspettava quasi immobile, tenendo il binocolo con il braccio teso lungo il corpo, rigido ma pronto a scattare verso gli occhi, l’altra mano in bocca, a rosicchiarsi le unghie fino farle a sanguinare, godendo contemporaneamente dell’attesa e del dolore che si infliggeva. Quel punto di osservazione era perfetto, non poteva desiderare di meglio; lo aveva individuato dopo tanti sopralluoghi cercando pazientemente un varco fra gli alberi lungo le pendici della collina che gli permettesse di vedere la casetta solitaria costruita al limitare del paesino.   Incur...