Estate 1976

Il testo che vi propongo oggi è di Nicoletta Frigo del gruppo di Corso di Scrittura Avanzato dell’Unitre di Alessandria è anche una delle scrittrici premiate al Concorso Letterario Nazionale Premio Pierluigi Omodeo di Giallialessandrini2026.
 

Estate 1976
Nicoletta Frigo

Sono le 7.30 del mattino, seduta sul sedile di legno del treno locale per Voghera, con i libri stretti in una cinghia di fianco, apprezzo il fatto che la carrozza abbia tutti i finestrini abbassati e non sia ancora rovente. La sarà certamente nel viaggio di ritorno a pomeriggio inoltrato. Le scuole sono finite da circa una settimana ma noi studenti che affronteremo l’esame di maturità, giriamo ancora con i libri sottomano e un’ansia per nulla simile a quella delle interrogazioni e dei compiti in classe sostenuti durante l’anno.

In perfetto orario, scendo alla stazione di Pontecurone e mi avvio con passo spedito al bar poco distante dove Marzia, la mia compagna di classe, mi aspetta prima di recarci a casa sua. Il bar è frequentato da giovani e nonostante l’ora è già affollato da quelli che andranno al lavoro e da qualche studente particolarmente mattiniero.

Entrando sono avvolta dall’odore del caffè e dei dolci appena sfornati, dal chiacchiericcio allegro dei giovani ma soprattutto dalla musica proveniente da un jukebox posto accanto all’ingresso.

Marzia è seduta ad un tavolino col suo ragazzo. Mi siedo con loro e ordiniamo il caffè, economico e corroborante per aiutare la concentrazione nello studio e, prima di uscire, con 100 lire selezioniamo tre dischi, sempre i soliti: Bob Dylan - Hurricane, Lucio Battisti - La Compagnia e Bob Marley - No Woman no Cry.

Resteranno per sempre la colonna sonora di quel periodo che ricordo bellissimo nonostante lo stress.

Con Marzia preparavo l’esame orale di Filosofia. Noi l’avevamo messa come seconda materia, quella che gli studenti proponevano alla Commissione e che, diversamente dalla prima, poteva essere cambiata. Avevamo giocato d’azzardo, scommettendo sul fatto che pochissimi candidati l’avrebbero scelta perché considerata ostica e quindi ci sarebbe stata concessa.

Quando scoprii la Filosofia, il secondo anno dell’Istituto Magistrale, ne rimasi affascinata. Avevo un ottimo insegnante, preparato, esigente ma non severo, che colloquiava volentieri con noi studenti andando oltre il testo scolastico, rendendolo vivo e attuale. L’anno successivo fu sostituito da una docente giovane e molto appassionata, schierata con i giovani sull’innovazione dei costumi, della scuola e femminista convinta. Mi conquistò. Studiavo con voracità utilizzando un testo alternativo e famoso all’epoca, ma discusso perché ritenuto di sinistra, per approfondire e sentirmi appagata. Anche questa insegnante ci lasciò e il quarto anno fu un sacerdote a prendere la cattedra vacante. Fu un tracollo. Ottima persona, ma come potevamo accontentarci della lettura del testo e della visione clericale della materia?

Fui presentata all’esame con dieci, quel professore mi stimava e forse mi temeva perché lo mettevo in difficoltà quando volevo chiarimenti, spiegazioni e collegamenti come ero stata

abituata a fare. Ma quel dieci non lo sentivo. Pensavo che la mia preparazione fosse lacunosa. Avevo amici del Liceo e li invidiavo. Giudicavo la mia scuola non all’altezza. Era come se mi mancasse qualcosa. E così, con Marzia studiai, studiammo molto. Cercammo di essere pronte a sostenere un’indagine approfondita, volevamo onorare la nostra comune passione.

Fummo fortunate, l’azzardo sulle materie orali funzionò. Così anche se dopo gli scritti fui estratta come prima candidata del primo giorno per gli orali, non ebbi da preoccuparmi troppo: si fa per dire.

Prima della metà di luglio avevo terminato le prove ma avrei dovuto attendere la fine del mese per leggere quel 55/60 sul tabellone. Il docente di filosofia aveva ironizzato sulla mia scelta del pedagogista Jean Piaget che proponeva teorie innovative, e stuzzicata tra Marx ed Hegel finché compresi quanto fossimo ideologicamente distanti. Quando mi chiese cosa avrei fatto dopo la maturità e dissi che volevo iscrivermi alla facoltà di Filosofia, mi salutò con un ironico: allora arrivederci futura collega!

Non saprò mai se quel 55/60 fu frutto di qualche lacuna nella preparazione o della nostra distanza di pensiero. Resta il fatto che il voto più alto dato dalla Commissione, dopo il mio fu il 56 di una compagna decisamente studiosa ma un po’ bigotta, che portava Filosofia come prima materia.

Comunque sia, l’estate anche quell’anno era arrivata, con le giornate afose, le lunghe serate di zanzare e amici sotto i viali a cercare refrigerio. In quell’estate del ’76 arrivò anche l’amore, il primo vero amore, con le emozioni, le incertezze e la paura di soffrire. Le canzoni, le telefonate all’amica, i giri in bicicletta i sogni e la sensazione di leggerezza sopra tutte le cose. Le risate che venivano dal cuore e davano colore alla vita.

Si, anche quell'anno era arrivata l’estate e fu una splendida estate.

Illustrazione scaricata da Pixabay



Commenti

  1. Salvatrice Corridore8 luglio 2026 alle ore 22:40

    Una ventata di ricordi che riportano a quelle sensazione descritte in modo impeccabile e soprattutto che accompagnano, chi legge come me, in un profumo di caffè.Ogni volta che vi leggo mi viene da prendere la penna ed iniziare e forse lo farò a presto e buona estate.

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