La garzaia del bosco vecchio.

 La garzaia del bosco vecchio (località  Breme-Lomellina)
 Gianna Fossati 

Mamma Zara da giorni prepara la famiglia per la partenza. La sua piccola Zita riconosce tutti i sintomi dell’ansia: paura dell’ignoto, degli imprevisti. Mamma annusa l’aria e si perde in raccomandazioni.

“Ti ho già detto di non avvicinarti ai fiori di cicoria!”

“Mamma, hanno un così bel colore!”

“Lascia perdere: è proprio il colore che attira il tarabusino e quello vedi come fa presto a papparti con il suo becco lungo!”

“E perché non posso più giocare con la ranocchia del canale? Quella non ha il becco!”

“Ma ha una lingua più lunga della tua e ti succhia in un attimo! Sei piccola, Zita. E chiedi troppi perché:” la rimbrotta mamma. Un breve silenzio seguito da un ronzio poi la piccola ritorna alla carica.

“E perché ci chiamano quelli della garzaia del Bosco vecchio? Io non so cos’è un bosco!” insiste Zita.

Mamma tuffa il capo nell’acqua e poi sbotta: “Te lo abbiamo spiegato in tutte le salse. Noi ci chiamiamo Caspius di cognome e adesso che la stagione sta per cambiare ci mettiamo in viaggio per Valle San Bartolomeo: Giù la testa e fai un ultimo bagnetto. Poi appena il sole sarà calato, ma del tutto calato, mi raccomando, voleremo in compagine serrata verso Montecastello. “

“Perché, sul monte c’è un castello?”

“Lascia perdere, Zita; mi irriti così tanto che non riesco a smettere di ronzare. Finiranno con lo scambiarci per calabroni!”

“Mamma, ho appena visto volare un’amica della Materna. Si chiama Culex pipiens. È simpaticissima!”

“Per carità di sant’Antonio Abate! Allontanati1 È della famiglia del Nilo. Non hai visto com’è diversa da noi?”

“E no, mamma Tu, il babbo, la maestra mi avete fatto una proboscide così e due antenne tante: siamo tutti animali, il colore diverso non conta! E adesso? Io volerò lo stesso vicino a lei e, se qualcuno non è contento, ci batteremo insieme all’ultimo sangue!”

 Illustrazione da Pixabay



                         

 

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